Il metodo

 

Il metodo di lavoro

 

Assessment

In una prima fase, il paziente e il terapeuta esploreranno congiuntamente i possibili collegamenti tra i sintomi e le esperienze del passato, al fine di individuare un piano di lavoro mirato per il trattamento degli eventi traumatici che sono all’origine del disagio e della sintomatologia.

Per la comprensione di tali collegamenti e la formulazione del caso, utilizziamo una serie di strumenti, in modo da poter valutare sia l’impatto traumatico degli eventi di vita avversi, sia la qualità delle relazioni infantili precoci. Tali strumenti vengono utilizzati nuovamente alla fine del percorso terapeutico, per verificare i risultati del trattamento.

Strumenti per la valutazione dell’impatto traumatico e della qualità delle relazioni infantili

Tra le scale atte a valutare la portata traumatica degli eventi, utilizziamo:

– la Impact of Event Scale Revised (IES-R), di Waiss e Marmar (1996), sia nella versione per l’età evolutiva, sia nella versione per adulti, che consente di valutare l’impatto di eventi stressanti di diversa gravità;

– la Difficult in Emotion Regulation Scale (DERS), di Gratz e Roemer (2004), questionario auto-somministrato, che misura le difficoltà nella regolazione delle emozioni negative in soggetti adulti;

– la Dissociative Experiences Scale Second Version (DES-II), di Carlson e Putnam (1993), scala auto-somministrata, utile per lo screening della dissociazione patologica negli adulti, la versione dai 5 ai 12 anni (Child Dissociative Checklist o CDC, di Putnam e collaboratori, 1993); la versione dagli 10 ai 21 anni (Adolescent Dissociative Experiences Scale o A-DES, di Armstrong e collaboratori, 1997);

– la Trauma Symptom Checklist for Young Children (TSCYC), nella versione italiana di Pessina e collaboratori (2015), questionario somministrato ai genitori, per l’assessment della sintomatologia post-traumatica acuta e cronica, nei bambini dai 3 ai 12 anni;

– la Trauma Symptom Checklist for Children (TSCC), di Briere (2011), strumento self-report per la valutazione dello stress post-traumatico e della sintomatologia connessa, in bambini e ragazzi dagli 8 ai 16 anni, che abbiano subito abuso fisico e sessuale, gravi perdite e/o che siano stati esposti a violenza;

– il Child Sexual Behavior Inventory (CSBI), di Friedrich (1997), questionario che fornisce indicatori di trauma sessuale per i bambini da 2 aa a 12 anni, compilato dalla madre o dal caregiver principale.

Tra gli strumenti che ci consentono di valutare la qualità delle relazioni con i genitori o altre figure di riferimento dell’infanzia ci sono quelli che misurano lo stile di attaccamento. Il sistema motivazionale dell’attaccamento é un insieme di comportamenti innati, orientati al raggiungimento della vicinanza protettiva con una figura atta a fornire cura (nell’infanzia é solitamente il genitore, nell’età adulta é più spesso il partner), che entra in funzione quando l’individuo si percepisce vulnerabile, bisognoso, stanco, malato o in pericolo. Lo stile di attaccamento definisce una particolare modalità, tra le tre possibili (sicura, evitante, ambivalente), con cui un genitore e il suo bambino si relazionano, nel momento in cui si attiva il sistema dell’attaccamento, e con cui l’individuo si costruisce rappresentazioni mentali di se stesso, degli altri e del mondo.

La Adult Attachment Interview (AAI, di George e collaboratori, 1987) é un’intervista semi-strutturata, validata scientificamente su larga scala, che consente proprio di distinguere questi diversi modelli di rappresentazioni mentali nell’adulto, considerando le relazioni con i genitori o altre figure di attaccamento da 0 a 12 anni. Consente, inoltre, di ricavare degli indici attendibili sulla risoluzione o mancata risoluzione di lutti e traumi avvenuti nell’intero arco di vita. La Child Attachment Interview (CAI, di Target e collaboratori, 1998) rappresenta la versione validata per la fascia d’etá dai 9 ai 15 anni e, in questo caso, valuta le relazioni di attaccamento in corso.

Per valutare lo stile di attaccamento nei bambini dai 4 agli 8 anni, disponiamo della Manchester Child Attachment Story Task (MCAST), di Green e collaboratori (2000), durante la quale viene utilizzato il gioco semi-strutturato, attraverso la narrazione di storie che vengono completate dal bambino. La MCAST consente anche di osservare, attraverso il gioco stesso o attraverso il comportamento del bambino, le conseguenze di traumi irrisolti, nella forma di una frammentazione o blocco delle strategie tipiche degli stili di attaccamento sicuro, evitante e ambivalente. Si parla, in quest’ultimo caso, di disorganizzazione dell’attaccamento, che è un fattore di rischio molto importante per lo sviluppo di psicopatologie.

Sia la CAI che la MCAST presentano alti livelli di correlazione con la AAI, come è ormai ampiamente dimostrato dalla ricerca scientifica.

La competenza genitoriale può essere valutata attraverso la Parent Development Interview-Reflective Functioning (PDI-RF) di Slade e collaboratori (2005). Attraverso questa intervista somministrata ai genitori, si valuta in quale misura il genitore sia in grado di riflettere su di sé in quanto figura di accudimento, sugli stati mentali del figlio e sulla relazione che intercorre tra di loro.

Per valutare le relazioni familiari attraverso un metodo di osservazione diretta, proponiamo all’intera famiglia il Lausanne Trialogue Play Clinico (LTPc) di Malagoli Togliatti e Mazzoni (2006), per la definizione del tipo di alleanza familiare e per la comprensione di come entrino in gioco la cooperazione, la competizione e il calore familiare nella coppia genitoriale e tra genitori e figli.

Restituzione

Al termine delle valutazioni effettuate nella prima fase di inquadramento diagnostico, é prevista una fase di restituzione su quanto emerso. Questo avviene sia con i pazienti adulti, sia con bambini, adolescenti e genitori. Durante questa fase, é possibile condividere quanto emerso dalle osservazioni e valutazioni effettuate, riflettendo in modo congiunto sui collegamenti tra i sintomi attuali, i traumi pregressi e le relazioni d’attaccamento precoci.

Il terapeuta propone, quindi, un percorso di trattamento, definendo e concordando con i pazienti le priorità dell’intervento, la frequenza nel tempo, gli obiettivi della terapia e i ricordi target su cui lavorare con il metodo EMDR.

Trattamento

Nella fase di trattamento effettuiamo psicoterapia del bambino, dell’adolescente, dell’adulto e della coppia, con metodo elettivo EMDR, per curare le conseguenze dei traumi con la T maiuscola e dei traumi dell’attaccamento, che possono dar luogo a svariate combinazioni di sintomatologie e disturbi.

Lavorando con la dimensione traumatica della psiche, curiamo molto, nella fase iniziale del trattamento, la stabilizzazione del paziente attraverso tutti gli accorgimenti che possano garantire un senso di sicurezza nel setting terapeutico. A tale scopo, si stabiliscono con i pazienti regole condivise sulle modalità in cui si svolgerà la seduta e in cui si utilizzeranno lo spazio e gli oggetti della stanza di terapia, si effettua un lavoro di psicoeducazione sulle conseguenze degli eventi traumatici e delle relazioni di attaccamento disfunzionali, si rinforzano con l’EMDR strategie per la regolazione emotiva e per l’incremento delle risorse personali.

La maggior parte delle persone che accedono al nostro Centro provengono da relazioni di attaccamento traumatiche, caratterizzate dall’interazione con figure genitoriali svalutanti, incoerenti, trascuranti, abusanti, maltrattanti o caratterizzate da perdita di relazioni affettive, come nel caso dei lutti traumatici. Queste persone hanno spesso importanti difficoltà nelle relazioni in generale e, nello specifico, nella relazione terapeutica, che comportano un alto rischio di interruzione del trattamento, prima del raggiungimento degli obiettivi. Per tale motivo, come terapeuti del trauma,  curiamo molto la dimensione dell’alleanza cooperativa con il paziente. L’EMDR é un metodo che  favorisce l’instaurarsi e il mantenimento di una relazione collaborativa, attraverso la periodica rinegoziazione degli obiettivi del trattamento. Per monitorare l’andamento delle relazione terapeutica nel tempo, ci avvaliamo di strumenti quali l’AIMIT (Analisi degli Indicatori della Motivazione Interpersonale nei Trascritti) di Liotti e Monticelli (2008), che consente di analizzare lo scambio interpersonale nel dialogo clinico, e il questionario WAI (Working Alliance Inventory), di Horvath e Greenberg (1986), che valuta l’alleanza terapeutica in base alla fiducia reciproca e all’accordo tra terapeuta e paziente su metodi e obiettivi del trattamento.

Per quanto riguarda l’infanzia, la psicoterapia con EMDR viene inserita e integrata in un contesto ludico, in cui il bambino può esprimere i propri vissuti emotivi utilizzando il disegno, le creazioni manuali, il gioco simbolico (Play Therapy) e il gioco di ruolo (Role Play).

In pubertà e in adolescenza, le sedute di EMDR si svolgono in un contesto più simile a quello proposto all’adulto, quindi nell’ambito del dialogo clinico tra terapeuta e paziente. In questa fascia di età, a partire dai 10 anni, i ragazzi possono, però, presentarsi inibiti o oppositivi rispetto alla condivisione dei propri vissuti interni, per cui l’EMDR puó essere integrato con forme più espressive di terapia, come quella che si svolge attraverso il gioco con la sabbia (Sand Tray Therapy).

Nel lavoro terapeutico in età evolutiva, é fondamentale coinvolgere i genitori, che spesso divengono i destinatari del trattamento EMDR, poiché è ormai accertato che l’elaborazione dei lutti e dei traumi nell’adulto di riferimento favorisce il lavoro di elaborazione nel bambino e nell’adolescente. Inoltre, utilizzando l’EMDR, é possibile orientare verso la sicurezza il legame di attaccamento tra genitore e figlio, durante la seduta, attraverso giochi interattivi guidati.

Per quanto riguarda l’età adulta, ci rivolgiamo anche a pazienti molto traumatizzati e con difficoltà relazionali importanti, con i quali il lavoro con l’EMDR può essere effettuato sulle parti del Sé poiché, in questi casi, eventi traumatici ripetuti, soprattutto se avvenuti in ambiente familiare, possono aver generato degli stati segregati della mente, che risultano da una frammentazione della personalità, in seguito alla quale alcune parti emotive di essa restano intrappolate nel tempo del trauma, all’età precedente corrispondente.

Per la terapia di coppia, utilizziamo il protocollo A.E.R.S. (Alleanza EMDR Rinegoziazione Sicurezza) di Verardo e Lauretti (2016), per ricondurre la coppia in crisi ad una condizione di sicurezza, attraverso l’elaborazione con l’EMDR di eventi traumatici che hanno minacciato il legame.

Progetti psicoeducativi in età evolutiva

Come terapeuti dell’età evolutiva, ci rivolgiamo alle figure adulte che ruotano intorno a bambini e adolescenti, cioè genitori, educatori, insegnanti. Il lavoro che svolgiamo consiste nel fornire a queste figure degli strumenti di comprensione per supportare bambini e ragazzi nelle varie fasi di crescita e in diverse situazioni di rischio per la loro salute psicofisica.

Ci occupiamo, quindi, di psicoeducazione e formazione di genitori e insegnanti in gruppo, fornendo materiale didattico e informativo riguardante: comprensione dei comportamenti del bambino attraverso la lente del trauma; problemi di regolazione emotiva; disturbi del comportamento; disturbi dello sviluppo; adozioni; lutto; abuso sessuale; rischi della tecnologia; bullismo; dipendenze; prevenzione del suicidio; auto-lesionismo; disturbo traumatico dello sviluppo; età adolescenziale; il ruolo dei genitori nella terapia EMDR; PTSD.

A tali attività affianchiamo dei laboratori psicoeducativi specifici per bambini e adolescenti, in cui l’EMDR viene utilizzato in gruppo per un lavoro di rinforzo sulle risorse personali.

Area neuropsicologica

In età evolutiva, sono in aumento le diagnosi di disturbi dello sviluppo (autismo e spettro autistico, disturbi specifici di linguaggio, disturbi specifici di apprendimento nell’infanzia e nell’adolescenza, ritardo cognitivo).

Questi quadri clinici possono derivare da difficoltà nelle relazioni di attaccamento o da eventi traumatici, in condizioni di predisposizione individuale, oppure possono determinare criticità nello scambio relazionale genitore-bambino.

Un’equipe formata da neuropsichiatra infantile, neuropsicologa dell’età evolutiva e terapisti dell’abilitazione si occupa, pertanto, di effettuare valutazioni diagnostiche, di fornire indicazioni di intervento abilitativo personalizzato, certificazioni scolastiche, di mantenere uno scambio collaborativo con la scuola e di effettuare valutazioni di controllo e di stabilire nuovi obiettivi terapeutici durante l’intera fase di trattamento, che di solito si conclude entro il dodicesimo o tredicesimo anno di vita.

Ricerca

Ci dedichiamo ad un’intensa attività di ricerca scientifica, per supportare e promuovere l’intervento con l’EMDR, dimostrandone l’efficacia in più contesti e nell’ambito di diverse psicopatologie. Tale attività di ricerca si avvale di tutti gli strumenti diagnostici presentati nelle sezioni precedenti e viene condotta in collaborazione con l’Associazione EMDR Italia, in continuità con il CRSP (Centro di Ricerche e Studi in Psicotraumatologia) – Milano.

Supervisione

All’interno del nostro Centro garantiamo uno standard elevato di competenza e professionali dei terapeuti, uniformando il modello di intervento basato sull’EMDR, trasmettendo la conoscenza dei nuovi protocolli d’intervento, anche alla luce delle nuove scoperte scientifiche. I terapeuti sono in grado di integrare la teoria dell’attaccamento con il modello AIP nel lavoro clinico con i pazienti.

A tale scopo, supervisori riconosciuti da EMDR Europe, effettuano il lavoro di supervisione e aggiornamento continuo dei terapeuti del Centro, in sessioni individuali o di gruppo, rispetto all’utilizzo dell’EMDR nelle diverse tipologie di disturbi e all’integrazione del lavoro con l’EMDR e gli strumenti dell’attaccamento, come la AAI.

 

 

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