Disturbo dell’umore

Disturbi depressivi

 

“Non ho più notizie di me da tanto tempo”     

( Alda Merini )

Depressione

La depressione è caratterizzata da tristezza profonda senza motivazioni apparenti, mancanza d’interessi, riduzione dell’appetito e del peso corporeo, risvegli precoci mattutini e ipersonnia diurna, ansia o rallentamento psicomotorio, stanchezza, percezione negativa di sé e sensi di colpa immotivati, calo della concentrazione e della libido, ideazione suicidaria, crisi di pianto e somatizzazioni. Tale disturbo può lasciar spazio a periodi di relativo benessere e riacutizzarsi stagionalmente o può presentarsi una sola volta nella vita e va distinto dalla depressione bipolare, che è caratterizzata dall’alternanza di fasi depressive, con sintomi simili a quelli della depressione (unipolare), e fasi di eccitamento maniacale, nelle quali il paziente si auto-esalta, non ha bisogno di dormire, risulta eccessivamente socievole e loquace, presenta passaggi rapidi da un pensiero all’altro, difficoltà a portare a termine le attività, frenesia, incremento della vita sessuale con disinibizione, impulsività, aggressività, shopping compulsivo, gioco d’azzardo, sperpero di denaro, abuso di alcool e sostanze. Possono presentarsi episodi misti, in cui i sintomi depressivi e maniacali sono compresenti o si alternano nell’arco di una giornata. Ad ogni modo, in mancanza di un trattamento adeguato, le fasi depressive e maniacali tendono a presentarsi sempre più spesso. Il disturbo bipolare, come i disturbi depressivi, riconosce una base genetica e alterazioni nella concentrazione dei neurotrasmettitori cerebrali deputati alla regolazione del tono dell’umore, degli affetti e di funzioni biologiche quali appetito, sonno, sessualità, nonché un funzionamento anomalo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che controlla la risposta allo stress. Il disturbo bipolare, tuttavia, è stato ormai incluso nello spettro dei disturbi psicotici e non appartiene più alla categoria dei disturbi depressivi.

Tra i fattori ambientali, lo stile d’attaccamento evitante si riscontra con maggior frequenza nel disturbo depressivo, mentre la disorganizzazione dell’attaccamento (link con disorganizzazione dell’attaccamento), con la difficoltà importante di regolazione delle emozioni che la caratterizza, sembra più frequente negli individui affetti da disturbo bipolare. In letteratura, viene riportato che il contesto sociale può scatenare o prevenire le crisi depressive o maniacali e che tali manifestazioni possono essere precedute da eventi stressanti.

I disturbi depressivi insorgono piu facilmente in individui che hanno, alle spalle, una storia di attaccamento evitante e/o episodi di perdita di relazioni affettive significative (per es. separazioni o lutti). Nell’attaccamento evitante, il bambino impara a regolare la vicinanza affettiva con le figure genitoriali, da una parte, reprimendo e gestendo da solo le emozioni negative che il genitore non è disponibile ad affrontare, dall’altra, cercando l’approvazione del genitore, attraverso l’impegno nello studio o in altre attività performative (che in età adulta diventano impegni relativi al lavoro). Nelle situazioni in cui il bambino sperimenta la morte di un genitore, il genitore superstite può sollecitarlo a impegnarsi nello studio o in altre attività, “distraendolo”, in questo modo, dai sentimenti spiacevoli associati al lutto. Il bambino, in questa situazione, può convincersi che i suoi successi siano di consolazione al genitore rimasto solo oppure può sentirsi riconosciuto e accolto dal genitore solo quando dimostra di essere stato bravo. Ne discende che, quando le relazioni si interrompono, il depresso se ne attribuisce la colpa e sperimenta un senso di inutilità, poiché il significato che viene dato all’interruzione della relazione riguarda la messa in atto di sforzi vani. In questi casi, la depressione può fare il suo esordio con la convinzione negativa che non valga la pena fare nulla, se non si è conquistato l’affetto della persona amata ed insorgono apatia (mancanza di interesse per le attività) e abulia (mancanza di volontà per il raggiungimento di obiettivi). Il sistema comportamentale della ricerca, che nella vita è sempre attivo poiché guida l’esplorazione e tutti i comportamenti di avvicinamento (sia fisico che intellettuale), nel depresso si disattiva totalmente.

Il trattamento dei disturbi depressivi può prevedere l’utilizzo di farmaci, ma la psicoterapia è fondamentale e mira a intervenire, attraverso la relazione terapeutica e il metodo EMDR, sui modelli d’attaccamento disfunzionali e sull’elaborazione degli eventi traumatici, come i lutti e le separazioni da figure significative.

BIBLIOGRAFIA

Liotti G. (2001). Le opere della coscienza. Raffaello Cortina Editore, Milano

.Panksepp J. (2014). Archeologia della mente. Origini neuroevolutive delle emozioni umane. Raffaello Cortina Editore, Milano.